Il Piano di Azione Nazionale (PAN) per l'utilizzo sostenibile dei fitofarmaci è legge dello stato. In nessuna sua parte è scritto che per renderla operativa è necessario il parere delle Asl.

 

 

Ai nostri sindaci chiediamo:

 

  • Redigere un ordinamento di polizia rurale che ne dia piena attuazione. Troppe persone sono esposte inutilmente a pericoli e i nostri amministratori dovrebbero sentirsi responsabili moralmente nei confronti di chi rischia la salute.

 

  • Attivarsi, più rapidamente possibile, presso gli enti idonei, per ottenere e rendere pubblici i dati sull’incidenza di malattie tumorali, del sistema nervoso centrale e delle malformazioni neonatali.

 

  • Indagare sui risultati delle rilevazioni eseguite dall'Arpat in Valtiberina, sul suolo e sulle acque superficiali e profonde.

 

  • Eliminare l’uso di pesticidi/erbicidi (per lo più disseccanti) su terreni comunali di diretta gestione dell' Amministrazione.  È scontato, alla luce delle attuali conoscenze, che per la salute pubblica sono da preferire sistemi meccanici a quelli chimici.
  • Il Comitato si rende disponibile a trovare insieme delle soluzioni.

 

 

 

UN PERICOLO SOTTOSTIMATO

Il pericolo rappresentato dall'uso di fitofarmaci nelle zone frequentate dalla popolazione è di certo sottostimato. La legge riconosce i rischi da uso non corretto dei prodotti in agricoltura e pertanto obbliga organi competenti a informarne la cittadinanza e impone agli agricoltori una serie di comportamenti per la tutela della salute umana, e quindi per la salvaguardia della terra, dell’acqua che si beve e dell’aria che si respira.

  

La situazione a tutt'oggi:

Gli organi preposti alla salvaguardia della salute non informano e gli agricoltori non rispettano le norme. Nessuno rispetta l'obbligo di segnalazione dei trattamenti. Molti non considerano nemmeno le distanze di sicurezza e tantomeno smettono di trattare quando c’è vento.

Perché possono fare questo? La Valtiberina è il nuovo "Triangolo delle Bermuda" dove svaniscono nel nulla certi regolamenti europei e leggi dello stato?

 

Una cosa è certa: la nostra valle, a causa di ciò, vive in una costante situazione di omissione di segnalazione di pericolo.

La legge, il piano agricolo nazionale PAN, obbliga gli agricoltori a segnalare quando si fanno trattamenti vicino ad aree frequentate dalla popolazione. Le sanzioni però non ci sono e dunque pochi si sentono obbligati a rispettarle.

È facoltà dei sindaci, tramite un regolamento di polizia rurale, darne piena applicazione, stabilendo le pene per i trasgressori, ma non lo fanno, pur conoscendo il rischio cui espongono i propri cittadini (di cui dovrebbero essere responsabili).

Risultato: nessuna segnalazione e grave pericolo per la popolazione.

Chi deve rispondere di questa mancanza? Una situazione da sbrogliare in fretta.

Questa è un’omissione pericolosa per tutti coloro che frequentano la campagna,

Ci chiediamo quando diventerà pericolosa anche per chi ne è responsabile ”?

 

 

Inquinamento delle falde acquifere

Sia l'ARPAT Toscana, sia l'ISPRA hanno espresso preoccupazione sulla contaminazione chimica (Consulta Datieppure, praticamente, tutti i fitofarmaci usati in agricoltura riportano la frase di rischio "altamente inquinante per gli ambienti acquatici" e sono irrorati a distanze nulle da fiumi o fossi.

È normale?

Il codice penale all'Art. 328 punisce l'omissione di atti di ufficio e quindi l'omissione di segnalazione di pericolo.

Qualcuno, nella lunga fila dello scaricabarile delle responsabilità, dovrebbe essere individuato come effettivamente responsabile di questa mancanza.

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