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La situazione riguardo la chimica in agricoltura è davvero complicata. Ogni giorno ci accorgiamo di più di quanto i fitofarmaci facciano male e ci troviamo di fronte a descrizioni apocalittiche del futuro.

Le Multinazionali messe sotto accusa rispondono querelando chi fa gli articoli e ponendo in essere procedimenti giudiziari dalla durata infinita, finanziando allo stesso tempo studi che giungano a risultati diversi rispetto a quelli di chi li ha chiamati in causa.

In seconda battuta accusano gli agricoltori dicendo che non rispettano le dosi e le avvertenze riportate sulla scheda tecnica.

La tossicità dei fitofarmaci, causando patologie in seguito all'accumulo nei tessuti del corpo, nel corso di molti anni, è difficilmente dimostrabile. Del resto, è anche difficile attribuire la colpa a un agente nocivo particolare, dal momento che, quotidianamente, se ne introducono a decine anche attraverso l'alimentazione (vedi i conservanti).

E infine, nonostante molti prodotti siano definiti "sicuramente pericolosi" e ne sia vietata la vendita, in realtà decine questi prodotti sono venduti "in deroga" per i più svariati motivi.

Le leggi vigenti sono estremamente poco chiare e soprattutto non descrivono le sanzioni:

 

Risultato: il cittadino non è tutelato ed è esposto inutilmente e pericolosamente a un numero infinito di sostanze chimiche.

 

Sarebbe opportuna un’attenta ed equilibrata

informazione della cittadinanza sui rischi acuti e

cronici connessi all'uso di fitofarmaci, ma non lo si fa.

Tutto è paralizzato.

Fino a quando?

 

Meritiamo tutto questo? Sarà forse il caso di svegliarsi?

Il nostro compito è di informarci e proporre soluzioni. Se tutti noi dopo esser stati informati, non ci attiviamo per cambiare lo stato delle cose saremo corresponsabili di quanto sta accadendo.

 COSA DOBBIAMO FARE

1. Informare ed informarsi. Pensiamo che tutti noi - imprenditori agricoli, amministratori o semplici cittadini - una volta informati sui pericoli cui siamo esposti, possiamo modificare il nostro comportamento. 

2. Cercare la verità. Dobbiamo chiedere accesso ai dati relativi sia alla frequenza e incidenza di varie patologie, sia sullo stato di salute delle acque. Occorre capire realmente quanto l'agricoltura fatta in questo modo in Valtiberina, procuri maggiori costi rispetto ai benefici.

3. Pensare a chi verrà dopo di noi, guardando un po' più in là di domani.

4. Capire da cosa realmente dipende la nostra qualità della vita:  dal denaro o dall'energia che riceviamo dalla natura e da comportamenti rispettosi dell'ambiente e del prossimo.

QUESTO PUÒ ESSERE UN VERO MOTIVO DI VITA:

CONSEGNARE LA VALTIBERINA AI NOSTRI FIGLI COME L'ABBIAMO RICEVUTA NOI!

 

1. Insieme agli addetti del settore agricolo dobbiamo lavorare per uno sviluppo meno impattante, stimolando metodi più sostenibili, la lotta integrata e tutto ciò che può evitare l'uso della chimica.

2. Come consumatori, visto che la domanda genera l'offerta, possiamo fare attenzione a ciò che compriamo: prodotti agricoli biologici (oltre che stagionali, locali, coltivati nel rispetto delle persone). L'agricoltura biologica, per quanto non sia ancora pienamente affidabile e i controlli possano sicuramente migliorare di sicuro, indirizza i produttori verso comportamenti più sostenibili almeno per ciò che riguarda l'uso di fitofarmaci.

3. Noi stessi possiamo cercare di limitare l'uso di fertilizzanti di sintesi nei nostri orti, ricorrendo quando possibile allo stallatico e ad altre tecniche più naturali.

4. Controlliamo, per esempio, cosa usano gli agricoltori dai quali ci riforniamo (p.es. disseccante sotto gli olivi, ecc...)

5. Stabiliamo un rapporto vero con gli imprenditori agricoli che ci stanno vicini, chiedendo cosa stiano utilizzando e informandoci sulla loro pericolosità.

6. Rendiamoci disponibili ad un dialogo con gli agricoltori, che permetta di organizzarci in modo da essere meno esposti all'effetto deriva (chiudere finestre o evitare passeggiate in zone a rischio).

7. Chiediamo ai nostri amministratori un regolamento di polizia rurale che ci difenda quando siamo a casa e che individui aree da non esporre alla contaminazione chimica (giardini pubblici, piste ciclabili, parchi fluviali, aree di interesse turistico paesaggistico).

 

Nel breve periodo, entro la prossima stagione agricola (2016),

occorre un primo regolamento da parte dei comuni che:

  • Renda obbligatoria la segnalazione dei trattamenti in tutto il territorio comunale di pertinenza (in Valtiberina ovunque è zona frequentata dalla popolazione).

  • Istruisca i cittadini alla lettura dei cartelli e li informi sui rischi acuti e cronici connessi con l'uso dei fitofarmaci

  • Individui particolari aree dove vietare l'uso di prodotti con le frasi di rischio citate dalla legge (distanze da case e orti, aree sensibili come cammino San Francesco). Attenzione alle strade comunali o vicinali che conducono esclusivamente ad abitazioni. Prevedere la piantagione di barriere naturali.

  • Organizzi una rete di controllo su quanto deciso ed anche riguardo il controllo delle dosi (polizia municipale, corpo forestale, guardie giurate).

  • Esiga i dati riguardo le statistiche sulle malattie

  • Esiga dati sui livelli di contaminazione delle acque e del suolo al fine di procedere ad una presa di coscienza della nostra situazione ed individuare gli interventi necessari.

 

Nei prossimi due-tre anni (2016-2018) occorre una valutazione sui costi e benefici dell'agricoltura intensiva in Valtiberina

 

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