Gli imprenditori agricoli egli operatori del settore, compresi gli hobbisti ortolani, sono per vari motivi al centro della questione.

Prima di tutto occorre affermare due cose: la prima è che gli agricoltori sono degli imprenditori a tutti gli effetti e come tutti mirano legittimamente al profitto; seconda cosa che non sono dei "monatti" immuni dalla contaminazione chimica.

E' purtroppo ormai risaputo come, nonostante l'adozione delle  necessarie precauzioni nel manipolare i fitofarmaci, la categoria soffra in maniera nettamente superiore, rispetto al resto della popolazione, degli effetti derivanti dal loro uso. 

Diversi studi dimostrano come l'incidenza di svariate patologie tumorali e del sistema nervoso sia più rilevante fra gli agricoltori. In alcuni paesi queste malattie sono addirittura considerate "professionali". (Consulta i dati)

In Francia, ad esempio, il morbo di Parkinson è ormai dichiarato  malattia professionale e riguardo i tumori maligni del sangue ormai, neanche più la federazione dei sindacati degli agricoltori francesi nega la correlazione. Nel recente passato, il governo francese ha anche riconosciuto la correlazione fra pesticidi e leucemia, cancro alla vescica, prostata e cervello. Consulta i dati

A rischiare di più in Italia, come in Francia, sono i figli dei contadini e le donne in stato interessante impiegate in agricoltura (vedi: Dedicato ai genitori e alle donne in gravidanza).

È inoltre necessario, da parte di tutti gli addetti del settore, un comportamento rivolto al rispetto dell'ambiente e del prossimo, che si manifesti col prestare la massima attenzione ai dosaggi dei fitofarmaci, ai metodi di somministrazione, all'opportunità di usarli (vento e altri elementi che incidono sulla deriva), alle distanze di sicurezza e alla comunicazione dei trattamenti alle famiglie che abitano nelle vicinanze.

Tutto questo non solo perché la legge lo impone ma soprattutto perché questo comportamento garantisce una serena e civile convivenza con la popolazione che vive vicino ai campi coltivati.

Gli agricoltori dovranno rendersi disponibili a modificare alcuni comportamenti e intraprenderne dei nuovi (come per esempio l'esposizione di cartelli di segnalazione dei trattamenti).

Dovranno forse sacrificare una parte dei terreni per la creazione di fasce di sicurezza vicino a zone abitate e renderle alberate per diminuire l’effetto deriva, in alternativa modificare le rotazioni colturali allontanando le coltivazioni che necessitano di maggiori quantità di fitofarmaci (come il tabacco) da suddette aree.

Ciò al fine di contribuire fattivamente a un nuovo modo di fare agricoltura nel rispetto di tutti.

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